Altro Adige 15 settembre 2020 – ospite con noi: Francesca Michielin

Delicata ma con pensieri forti. Dolce ed intensa. Francesca Michielin è pronta a portare anche al Teatro Cristallo di Bolzano il suo nuovo spettacolo “Spazi Sonori” (già sold out) dove, cullati dalle sue canzoni, gli spettatori entreranno in un contatto diverso con l’artista. Forse più intimo e profondo.

“Sì esatto, questo è proprio un concerto nudo e crudo con strumenti prevalentemente acustici anche molto particolari. Abbiamo un po’ di tutto. Restituisce l’emozione dell’ascolto puro che, a volte, è inusuale. Tutti i brani sono stati riarrangiati in un’atmosfera molto calda”

E’ anche per questo che hai voluto dei polistrumentisti sul palco con te?

“Certo, sono personalità in grado di interpretare in maniera istrionica e creativa il mio repertorio. Ho dato loro dello spazio per inserirsi anche con loro creazioni come valore aggiunto”

Ti emoziona?

“Profondamente. Io vivo questo lavoro anche come una palestra e ogni tour o palco è per me un’occasione di crescita. In questo caso abbiamo iniziato a luglio e finiamo il 27 settembre con spazi all’aperto, anfiteatri, località di montagna o teatri bellissimi come Bolzano. E’ una grande sfida”

C’è anche molto coraggio nell’organizzarlo in questo momento storico…

“Lo volevo. Ho iniziato a pensarlo in giochi dove avevamo poche risposte chiare. E’ una grande responsabilità. Naturalmente ci sono tutte le condizioni sanitarie rispettate ma per il pubblico è qualcosa di diverso perché non sono tutti assembrati sotto il palco ma seduti più distanti. E’ impegnativo anche visivamente”

E’ più difficile, in queste condizioni, cogliere le emozioni del pubblico?

“E’ complicato ma solo inizialmente, Quando entri nell’ottica che si tratta di un tour con queste peculiarità accetti la situazione. La risposta è diversa a livello sonoro ma lentamente diventa tutto bellissimo perché la gente trova un modo, anche con un linguaggio non verbale, di farti capire che sta bene e sta apprezzando. La cosa bella è che usano pochissimo il cellulare”

Nelle tue stories su Instagram in questi giorni sei spesso in treno. Ti sposti molto?

“In questo periodo sono davvero tanto in giro ma sono da sempre una grande fan dei mezzi pubblici. Adesso con le mascherine è anche più facile mantenere un poco di privacy. Comunque io, di base, non ho fan pressanti: c’è sempre un grandissimo rispetto della persone e delle misure di sicurezza anti Covid”

Ti manca la dimensione della non notorietà?

“In realtà ho sempre puntato molto sulla musica e poco sull’aspetto esteriore. Chiaramente l’immagine va curata ma non sono un’artista troppo bizzosa. E’ facile che la gente conosca molto bene i miei testi e poi non mi riconosca per strada: la musica è il mio modo di comunicare. Ho sempre cercato di vivere questo lavoro come, appunto, un lavoro da svolgere in modo appassionato ricordandomi sempre che sono al servizio della musica e del pubblico che lo ascolta. Non viceversa. Sento il dovere di raccontare un messaggio o una storia. E’ una professione molto creativa ma non va mai persa questa dimensione di servizio”



Hai fatto molte collaborazioni di livello, lo stesso nuovo album “Feat”, ne è un concentrato. Cosa ti lasciano?

“Il confronto è fondamentale perché ti porta a crescere ed uscire dalla comfort zone. Ho sempre apprezzato queste esperienze perché viviamo anche di fasi dove siamo più portati a scrivere più musica e meno testi o viceversa. In quei momenti diventa gratificante trovare qualcuno che ti faccia crescere e ti completi. Nel nuovo album, nello specifico, avevo voglia di raccogliere in un solo disco tanti artisti che stimo. Era anche un modo per potersi incontrare di più e condividere cosa stavamo vivendo”

Ci racconti dei tuoi viaggi in Brasile?

“Sono andata nel 2013 e nel 2019: è un Paese che mi affascina. Grande come l’Europa è un luogo di grandi incontri e l’identità brasiliana è qualcosa di estremamente variegato. Sono stata in città diverse per scoprirne quanto più potevo”

Nei tuoi pezzi si trovano spesso sonorità del mondo…

“Sono nata e cresciuta in un contesto multiculturale. Sono portata naturalmente a farlo e mi sento un po’ cittadina del mondo. Forse è un aspetto peculiare della mia generazione. Mi piace molto abbracciare queste sonorità ma non lo faccio mai con spirito colonialista: è come se avessi inglobato nella mia stessa identità questa varietà”

E’ ancora l’umanità che fa la differenza?

“In questi giorni assistiamo ad episodi di violenza atroci ed incredibili. Tutti i giorni ci dimentichiamo quale sia il nostro valore più grande: il nostro essere umani. Però è questo che ci permette di essere migliori”

Il lockdown è stato più un’opportunità di lavoro o più un blocco?

“Da un certo punto di vista è stato positivo perché ci ha permesso di rallentare e ricongiungerci con noi stessi. Escono cose belle e brutte ma male non fa. Dall’altra parte è molto difficile scrivere qualcosa se non hai socialità o relazioni. Ho scritto moltissima musica ma per i testi mi mancava sempre qualcosa. Ho passato un pezzo di lockdown a Milano e un pezzo a Bassano”

Ti manca la tua città quando sei in giro?

“Per alcuni aspetti molto per quello che riguarda l’ambiente naturale e lo spazio. Per altre cose io amo molto viaggiare e stare anche fuori casa”

Bolzano la conosci?

“Oltre ai concerti sono venuta anche in molte altre occasioni. Tante volte. Amo molto il Museo di Scienze Naturali ed è stato anche la prima meta della mia prima gita in scuola primaria. Amo la città e amo tutto l’Alto Adige”.

Alan Conti
Bznews24

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